L'impianto giuridico-costituzionale dei diritti delle Comunità Nazionali in Slovenia In evidenza

Dall’indipendenza della Repubblica di Slovenia ad oggi molto è stato fatto a livello legislativo e normativo in tema di tutela dei diritti delle Comunità Nazionali autoctone.

I diritti umani, delle minoranze e delle Comunità Nazionali autoctone Italiana e Ungherese sono così principalmente assicurati:

  1. dalla Costituzione della Repubblica di Slovenia (articoli 5, 11, 61, 62, 64 e 80),
  2. dalla “Delibera del Parlamento della Repubblica di Slovenia” del 13 dicembre 1990 relativa all’unitarietà della CNI;
  3. dalla “Carta Costituzionale fondamentale sull’autonomia e l’indipendenza della Repubblica di Slovenia” del 1991,
  4. dalla “Legge Costituzionale di attuazione della Carta Costituzionale fondamentale sull’autonomia e l’indipendenza della Repubblica di Slovenia” del 1991,
  5. dalla “Dichiarazione all’atto dell’indipendenza” della Repubblica di Slovenia del 1991,
  6. dalla “Legge sulle Comunità Autogestite della Nazionalità” nella Repubblica di Slovenia, del 1994,
  7. dalla “Legge sui diritti particolari delle Comunità Nazionali Italiana e Ungherese nel campo dell’educazione e dell’istruzione” del 2001-2018 e
  8. da oltre 90 leggi, atti normativi, decreti, Statuti comunali, Accordi e Convenzioni internazionali (riportato in Appendice N° 1).

Per la CNI sono fondamentali anche i seguenti Accordi internazionali:

  1. lo “Statuto speciale del Memorandum di Londra”, del 5 ottobre 1954;
  2. il “Trattato di Osimo”, del 10 novembre 1975;
  3. il “Memorandum d’Intesa tra Croazia, Italia e Slovenia sulla tutela della minoranza italiana in Croazia e Slovenia” del 15 gennaio 1992, siglato dall’Italia e dalla Croazia, mentre la Slovenia, per mano dell’allora Ministro degli Affari Esteri, aveva assicurato che lo avrebbe rispettato ed applicato come se lo avesse firmato;
  4. il “Trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica di Croazia concernente i diritti minoritari” del 5 novembre 1996.

Va inoltre tenuto sempre ben presente il quadro giuridico internazionale in tema di diritti umani e minoritari (riportato in Appendice N° 2).

Il complesso di quest’assetto giuridico-costituzionale regola i nostri diritti nei vari campi della vita sociale, politica, istituzionale, economica, culturale, scolastica, universitaria, dei media, sportiva, associativa, organizzativa, ecc.

Tuttavia sappiamo bene che esiste una profonda differenza tra il livello formale di tutela riconosciuto e la sua reale applicazione.

Da qui dobbiamo partire per definire le linee strategiche della nostra azione politica a livello parlamentare nei prossimi mandati che dovrà essere tesa a identificare i punti di forza e quelli di debolezza, le manchevolezze e le deficienze normative di questo impianto giuridico, al fine di intervenire nell’azione legislativa per migliorarlo, implementarlo prima e poi per costruire quei meccanismi che consentano ai nostri connazionali il reale esercizio dei diritti riconosciuti e la loro effettiva concreta attuazione nella vita quotidiana di ognuno di noi!

Dobbiamo riavvicinare la politica alle persone, mantenere una condotta ispirata a saldi principi etici, ad alti valori e ideali, perseguendo l’interesse e il bene comune.

 
 

 

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