Mettiamo le Scuole delle Comunità Nazionali al riparo dallo scontro politico. In evidenza

Mettiamo le Scuole delle Comunità Nazionali al riparo dallo scontro politico.

La cura per le scuole delle Comunità Nazionali autoctone è un imperativo morale prima ancora che giuridico. Credo che tutte le persone di buon senso convengano con questa affermazione. Le divergenze compaiono invece sul come concretizzare operativamente questa cura.

La legge di modifica della normativa sulle scuole delle Comunità Nazionali Italiana e Ungherese in Slovenia, presentata dai deputati alla Camera di Stato, Felice Žiža e Ferenc Horváth, il 19 e il 24 novembre 2021, ha posto nuovamente al centro dell’aspro scontro politico in atto le nostre due Comunità Nazionali. Per rispetto degli amici ungheresi ci concentreremo sulla Comunità Nazionale Italiana (di seguito: CNI).

Condivido le finalità della proposta legislativa tesa ad aumentare le competenze linguistiche dei docenti e del personale non docente delle nostre Scuole, dopo che i criteri di conoscenza della lingua italiana sono stati drasticamente e inappropriatamente ridotti prima con la nuova normativa del 2001, successivamente peggiorati nel 2018, quando si acconsentì di derogare dalle disposizioni previste dallo Statuto Speciale annesso al Memorandum di Londra del 1954.

Il metodo adottato, la strada che i parlamenterai italiano e ungherese hanno voluto percorrere per raggiungere questo risultato è stata fallimentare: su una legge così importante per l’esistenza della nostra Comunità si sarebbe dovuto cercare e ottenere il consenso di tutte, o comunque della stragrande maggioranza delle forze politiche e non solamente di una sua parte, ossia della maggioranza che sostiene il Governo in carica. Il voto favorevole ottenuto alla Camera di Stato, il 13 gennaio 2022, con 44 sì, 33 no e 4 astenuti; il veto sospensivo del Consiglio di Stato che rappresenta la società civile, del 19 gennaio 2022, con 23 voti favorevoli, 5 contrari e 5 astenuti, la nuova votazione del 4 febbraio 2022, quando a fronte dei necessari 46 voti favorevoli per farla approvare ne sono stati raccolti nuovamente 44, mentre i voti contrari sono aumentati a 35 e anche gli astenuti sono lievitati a 7, sono dei dati di fatto politici molto seri che devono farci riflettere! 

La scelta del deputato italiano al Parlamento sloveno di sostenere la stragrande maggioranza, se non tutte, le iniziative legislative del Governo in carica, diventandone l’ago della bilancia (dopo aver a lungo negato che lo sarebbe mai stato), ci ha esposto al grave pericolo di uno scontro senza precedenti proprio sulla questione più delicata: la scuola.

Ciò che si doveva raggiungere era un ampio consenso politico sulla proposta di legge, non farla approvare a colpi di maggioranza: non è mai successo nella storia parlamentare slovena che su una legge sui diritti delle Comunità Nazionali sia stato apposto il veto sospensivo del Consiglio di Stato! Per ottenere, invece, un risultato totalmente diverso, sarebbe stato necessario un vero lavoro di squadra, tessere una rete di rapporti e di relazioni non solamente all’interno della CNI ma anche con la società civile e con tutte le forze politiche. Serviva più tempo, ovvero si doveva iniziare molto prima ad avviare il processo di miglioramento della legge se si voleva raggiungere l’obiettivo.
Serviva, quindi, la medesima operazione che il deputato della CNI ha fatto per far approvare le modifiche alla legge elettorale per l’elezione dei parlamentari delle Comunità Nazionali. 

In definitiva, era necessario seguire il metodo che ho sempre applicato nei riguardi di tutte le forze politiche. Ad esempio, quelli adottati con successo durante tutti i processi di rifinanziamento delle leggi in favore della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia e in favore degli esuli, quando dialogando e presentando i nostri argomenti e necessità al Governo, a tutte le forze politiche che lo sostengono e all’opposizione, i rifinanziamenti sono stati sostenuti in maniera bipartisan!

 
 

 

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