Hanno sofferto molto l'Istria e gli istriani nel trascorso Secolo breve.

La I Guerra Mondiale, con i suoi morti e le sue distruzioni, i suoi dispersi, feriti e imprigionati, i suoi civili deportati, a decine di migliaia e i morti a migliaia, le sue vedove e i suoi orfani.

Poi le dittature fasciste e comuniste, con le loro violenze e persecuzioni, la II Guerra Mondiale con i suoi orrori e le sue devastazioni, il dopoguerra lacerante, con le foibe e l’esodo, infine l'assimilazione forzata per gli italiani che non abbandonarono la loro Patria e grazie a cui oggi è viva ancora la lingua, la cultura e l’identità italiana in Istria, Fiume, Quarnero e Dalmazia. Su quella sponda orientale dell’Adriatico di cui l’Italia fatica a capire realmente la natura, la specificità e l’importanza.

Ieri sera, presso la Comunità degli Italiani "Santorio Santorio" di Capodistria si sono ricordate le evacuazioni forzate volute dall’Impero austroungarico nel 1915 dopo l’entrata in guerra del Regno d’Italia. Nel lager di Wagna furono internati migliaia di istriani (si parla di 40.000 persone), principalmente italiani: 3.000, principalmente bambini, ne trovarono la morte. Una storia dimenticata che Capodistria, luogo da cui dovettero partire molti irredentisti, ha voluto ricordare con commozione.

Tra le autorità presenti, segnalo il Console Generale d’Italia in Capodistria e la Viceconsole, Iva Palmieri, rispettivamente Antonella Casaretti, il Presidente della Fameia Capodistriana, Piero Sardoz Albertini,l il Vicesindaco della Città di Capodistria, Timotej Pirjevec, la Vicesindaco di Dignano, Rosanna Biasiol Babić, il Presidente della CAN di Capodistria, Fulvio Richter, il Borgomastro di Wagna a riposo, Franz Trampusch e Petra Svoljšak, Vicepresidente del Comitato Nazionale Sloveno per il centenario della Prima Guerra Mondiale.

Un plauso particolare al Presidente della CI "Santorio Santorio" di Capodistria, che ha organizzato l’evento, a Dean Krmac, che ha svolto la dettagliata conferenza sul tema, al musicologo David Di Paoli Paulovich e al Tenore Davide Danielis, che hanno eseguito alcuni motivi dell’epoca.

 

 
 

 

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